
Se nelle analisi del sangue trovi un LDH alto, è facile andare subito in confusione.
Molte persone pensano: “è qualcosa di grave?”, “è il fegato?”, “è un tumore?”, “è il sangue?”.
Il problema è proprio questo: l’LDH è uno degli esami più fraintesi della medicina di laboratorio.
Può aumentare in tantissime situazioni diverse e, soprattutto, da solo non dice qual è il tessuto coinvolto e non dice qual è la diagnosi.
Un LDH elevato indica soprattutto che c’è stato rilascio dell’enzima da cellule danneggiate o da tessuti con alto turnover.
Ma il test, da solo, non localizza il problema.
LDH significa lattato deidrogenasi.
È un enzima che partecipa al metabolismo energetico, in particolare alla conversione tra lattato e piruvato.
Dal punto di vista clinico, però, il dato più importante è un altro: l’LDH è presente praticamente in tutto il corpo.
Si trova in quantità rilevanti in fegato, muscoli, cuore, reni, polmoni, cervello e globuli rossi.
Proprio questa distribuzione così ampia spiega perché il test sia sensibile ma poco specifico.
Quando l’LDH si alza, il significato iniziale è questo: può esserci stato danno cellulare, necrosi, emolisi o aumentato turnover tissutale.
Ma non sappiamo ancora dove, perché e quanto la situazione sia importante clinicamente.
L’errore più diffuso è pensare: “LDH alto uguale malattia grave precisa”.
Non è così.
L’LDH non è un test diagnostico in senso stretto.
È più corretto considerarlo un segnale aspecifico di sofferenza cellulare.
Può aumentare in condizioni banali, in condizioni moderate, ma anche in quadri importanti.
Il valore vero dell’LDH emerge solo quando viene letto insieme ai sintomi, agli altri esami e al contesto clinico.
L’LDH sale quando cellule o tessuti rilasciano il loro contenuto nel sangue.
Questo può succedere in molti scenari diversi.
Una delle cause classiche è l’emolisi, cioè la rottura dei globuli rossi.
In questi casi l’LDH può aumentare anche in modo significativo e viene interpretato insieme ad altri marker come bilirubina indiretta, aptoglobina e reticolociti.
L’LDH è infatti uno dei biomarcatori storicamente utilizzati nel contesto dell’emolisi.
L’LDH può aumentare anche dopo attività fisica intensa, traumi muscolari o danno muscolare.
Questo accade perché anche il tessuto muscolare contiene molta lattato deidrogenasi.
Quindi un LDH alto non orienta automaticamente verso fegato, tumore o malattia ematologica.
In alcuni casi può essere collegato a una causa muscolare o transitoria, soprattutto se il prelievo è stato fatto dopo sforzo intenso, trauma o allenamento importante.
L’LDH può aumentare in molte condizioni che coinvolgono organi interni.
Può comparire in malattie epatiche, danno renale, infarti tissutali, sofferenza polmonare, danno muscolare e altri processi di sofferenza d’organo.
Ma proprio perché l’LDH è distribuito in molti tessuti, non identifica da solo l’organo coinvolto.
Segnala che può esserci stato danno cellulare, ma non basta per dire dove si trova il problema.
Anche infezioni e processi infiammatori possono accompagnarsi a LDH elevato.
Questo vale soprattutto quando c’è importante danno tissutale, necrosi, infiammazione sistemica o aumentato turnover cellulare.
Ancora una volta, però, l’LDH non dice da solo quale infezione, quale infiammazione o quale tessuto sia coinvolto.
Per questo va sempre letto insieme a sintomi, PCR, emocromo, funzione epatica, funzione renale e quadro clinico generale.
Una delle paure più comuni davanti a un LDH alto è il tumore.
La risposta corretta è netta: un LDH alto da solo non significa tumore.
È vero che l’LDH può essere elevato in diverse neoplasie.
In oncologia può essere usato, in alcuni contesti, come marker prognostico, di aggressività, di carico di malattia o di monitoraggio.
Ma questo non significa che sia un test diagnostico per il cancro.
L’LDH aumenta anche in emolisi, infezioni, danno muscolare, malattie epatiche, problemi preanalitici e molte altre condizioni non oncologiche.
Usarlo come “test per il tumore” sarebbe quindi scorretto e potenzialmente fonte di ansia inutile.
C’è un aspetto laboratoristico molto importante: l’LDH può risultare alto anche per emolisi del campione.
Questo succede quando i globuli rossi si rompono durante o dopo il prelievo, e non necessariamente dentro il corpo del paziente.
In questo caso il dato può essere falsamente elevato e portare a interpretazioni sbagliate.
È uno dei motivi per cui un LDH alto isolato va sempre controllato nel contesto del prelievo e degli altri parametri.
A volte un valore apparentemente preoccupante può essere un problema preanalitico più che clinico.
Storicamente si misuravano anche gli isoenzimi dell’LDH per cercare di capire la sede prevalente del danno tissutale.
In teoria, i diversi pattern potevano dare indicazioni su cuore, fegato, muscolo o altri tessuti.
Oggi però, nella pratica clinica moderna, il loro ruolo è molto più limitato rispetto al passato.
Esistono marker più specifici, come la troponina per il cuore, la CK per il danno muscolare o altri test mirati secondo il sospetto clinico.
Il concetto degli isoenzimi resta utile per capire la biologia dell’LDH, ma è meno centrale nella pratica quotidiana.
Non bisogna preoccuparsi solo perché l’LDH è alto.
Bisogna preoccuparsi di più quando l’LDH alto si accompagna a sintomi importanti, aumento marcato o persistente, altri esami alterati, sospetto clinico coerente o peggioramento nel tempo.
Un LDH alto isolato, senza sintomi e senza altri dati anomali, ha un peso molto diverso rispetto a un LDH alto associato ad anemia, febbre, ittero, dolore, dispnea, perdita di peso, bilirubina alterata, emocromo alterato o marker infiammatori elevati.
Il punto non è il numero da solo.
Il punto è il pattern complessivo.
L’LDH non si interpreta mai da solo.
Per capire meglio il significato dell’aumento, spesso bisogna guardare anche emocromo, bilirubina, aptoglobina, reticolociti, AST, ALT, altri marker epatici, CK, PCR o altri indici infiammatori.
Se si sospetta emolisi, diventano importanti bilirubina indiretta, aptoglobina e reticolociti.
Se si sospetta danno muscolare, diventa importante la CK.
Se si sospetta un coinvolgimento epatico, vanno valutati AST, ALT, GGT, fosfatasi alcalina e bilirubina.
Se il quadro è infiammatorio o infettivo, il dato va collegato a PCR, emocromo, sintomi e anamnesi.
L’LDH è quasi sempre un test da leggere “insieme a”, non “da solo”.
Immagina due persone con LDH alto.
La prima ha fatto esercizio intenso il giorno prima, sta bene, non ha sintomi e gli altri esami sono normali.
In questo caso l’aumento può essere compatibile con una causa muscolare o transitoria.
La seconda ha anemia, bilirubina alterata e segni compatibili con emolisi.
Qui lo stesso LDH alto assume un significato completamente diverso.
Stesso esame. Significato clinico molto diverso.
In ematologia l’LDH può diventare importante quando viene letto insieme al resto del quadro.
Può aumentare in caso di emolisi, aumentato turnover cellulare, alcune patologie ematologiche o condizioni in cui molte cellule vengono distrutte o rinnovate rapidamente.
Ma anche qui non è mai il valore isolato a fare diagnosi.
Conta l’associazione con emocromo, striscio periferico, bilirubina, aptoglobina, reticolociti, sintomi, linfonodi, milza, febbre, perdita di peso o altri elementi clinici.
Quando l’LDH è alto in modo isolato, senza sintomi e senza altri esami alterati, spesso il medico può valutare la ripetizione del test.
Questo serve a capire se si tratta di un aumento transitorio, di un problema preanalitico, di un effetto legato a sforzo fisico recente o di un dato persistente.
Se invece l’LDH è molto elevato, aumenta nel tempo o si associa ad altri segni clinici, il percorso cambia e possono servire approfondimenti mirati.
LDH alto non è una diagnosi.
È un segnale biologico di danno cellulare, emolisi o aumentato turnover tissutale.
Può comparire in condizioni banali, condizioni intermedie o condizioni serie.
Ma da solo non basta per dire quale sia il problema.
La domanda corretta non è soltanto: “l’LDH è alto?”.
La domanda corretta è: perché è alto, e con quali altri dati si associa?
Tra vedere un valore alterato su un referto e capire cosa significa davvero c’è tutta la differenza tra leggere un esame e fare interpretazione clinica.
DISCLAIMER e NOTE LEGALI
Le informazioni presenti in questo contenuto hanno esclusivamente finalità divulgative e informative in ambito medico-scientifico. Non costituiscono in alcun modo una prescrizione medica, né sostituiscono il parere del medico curante o di altri professionisti sanitari qualificati.
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Il video ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione medica personalizzata. In presenza di sintomi persistenti, dubbi clinici o terapie in corso, è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico o a uno specialista.
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